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Der Doppelgänger. La Russia invade l’Ucraina: Yankees go home!

4' di lettura Senigallia 27/04/2022 - Gli Stati Uniti alla fine del conflitto avranno inviato più di 4.000 jeep, 14.000 aeroplani, 13.000 carri armati, oltre ad altro materiale bellico e strategico per centinaia di milioni di dollari.

Senza, avremmo perso la guerra” ammise il capo dello stato Josef Stalin, parlando degli aiuti inviati dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica invasa dai nazisti, dal 1941 (già prima che gli Usa entrassero in guerra contro l’Asse) fino al 1943 durante la seconda guerra mondiale.

Mi viene in mente questa riflessione, pensando alle polemiche che stanno dilagando sui social, in televisione e sulla stampa, polemiche che si sono fatte più violente in occasione del 25 aprile. Si tratta di una discussione molto “italiana”, un intreccio di faziosità politica, disinformazione, ingenuità e ignoranza molto difficile da districare.

Un clima che avevamo già sperimentato con il dilagare della pandemia, con la divisione tra provax e novax apparentemente illogica sotto ogni punto di vista ma pompata da settori della politica (italiana? straniera?) e dell’informazione per accreditare di pari dignità scienza e superstizione. Così oggi secondo i sondaggi, un italiano su quattro ritiene che Putin sia nel giusto. È una situazione complessa, dicono.

Invece no. Ci troviamo davanti a un evento esemplare, ne abbiamo parlato: uno Stato aggredisce e invade un altro Stato. Non c’è molto da girarci intorno. È semplice: le controversie internazionali si risolvono diplomaticamente, così recita la Carta dell’Onu, così la stessa Costituzione Italiana. Per la quale, è utile ricordarlo ancora, secondo l’articolo 11 – quello citato e stracitato, troppo spesso a sproposito – l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Strumento-offesa-libertà. La stessa Costituzione repubblicana, la “più bella del mondo”, ci ricorda all’art. 52 che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Ora, se la difesa della patria è sacra per gli italiani, non si capisce bene il motivo per cui dovrebbe essere inutile per un ucraino, che infatti ci crede e combatte strenuamente per la propria libertà. Ma in tv sentiamo pontificare che l’Ucraina dovrebbe cedere per far cessare la violenza. Anche un bambino potrebbe confermare che per mettere immediatamente fine alle atrocità - magari! - basterebbe un minuto: sarebbe sufficiente che l’esercito russo aggressore sospendesse ogni ostilità e si ritirasse dai territori stranieri che ha invaso. Poi ci sarebbe tempo e modo di sedersi intorno a un tavolo e trattare alla pari, mettendo in agenda anche le riparazioni di guerra suppongo, sull’integrità territoriale ucraina (la Crimea, il Donbas – molto ambito da Putin perché ricco più che russofono, di cui tutti parlano ma che nessuno fino a ieri avrebbe saputo trovare sulla mappa) e sulla sua collocazione politica, posto che questa dovrebbe essere una libera scelta di ogni popolo. Insomma, sotto ogni aspetto, da quello politico a quello giuridico, passando per quello umanitario non ci dovrebbero essere possibilità di equivoco su come affrontare il conflitto in corso.

Invece siamo subissati ogni giorno da farneticazioni di improbabili personaggi di varia estrazione e provenienza, secondo cui la responsabilità è di chi non si arrende, di chi resiste, non di chi aggredisce, gente secondo cui le fosse comuni sono “fake news” e Mariupol è stata non distrutta ma “liberata”. Tanto che certa parte politica – penso alla sinistra radical-intellettuale - è costretta, per puntellare le sue tesi antiatlantiste e antiamericane - punto di sutura con la destra radicale - a sostenere che quella ucraina non sia resistenza ma una sorta di guerra per procura, nientedimeno che in nome e per conto della Nato. Certo, come no. Quarantaquattro milioni di persone ben felici di farsi massacrare e distruggere paesi e città per far contenta la Nato. Inconcepibile che si possa anche solo concepire. In realtà quello che sta succedendo, non da oggi e in Italia più che altrove, è molto grave e molto pericoloso: si sta cercando di relativizzare quello che dovrebbe essere assoluto, si spacciano falsità per “legittime opinioni”, si decostruisce la struttura su cui basiamo la convivenza sociale per affermare che alla fine va bene tutto, che sì ok la democrazia, ma non l’ha mica prescritta il dottore, “mio nonno era felice sotto il fascismo”. Negli anni ’60 le proteste contro la guerra americana in Vietnam erano molto giustamente simboleggiate dallo slogan “Yankees go home”. Mi sono sfuggiti i cartelli “Russians go home” nelle marce per la pace.
Ma ci portiamo a casa almeno una buona notizia: la signora che alla manifestazione del 25 aprile ha tappato la bocca a Vauro Senesi in diretta tv. La sinistra popolare esiste. Si resiste.

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Questo è un articolo pubblicato il 27-04-2022 alle 06:15 sul giornale del 28 aprile 2022 - 714 letture

In questo articolo si parla di attualità, renato pizzi

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