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"Nostra madre morta senza sedazione, non conoscete le cure palliative?". Lettera all'ospedale di Senigallia

3' di lettura Senigallia 07/04/2020 - Spett.li Dirigenti, la nostra è una lettera aperta, che vuole denunciare all’intero sistema le molteplici carenze delle strutture sanitarie sula gestione della fase terminale della vita. Ci riferiamo al terribile periodo che siamo stati costretti a vivere letteralmente impotenti prima che nostra madre passasse a miglior vita.

Venne portata il 20/01/2020 al P.S. dell’Ospedale di Senigallia. Nel referto medico con cui era stata trasferita c’era scritto che la paziente mostrava movimenti involontari a carico degli arti superiori. Dopo 4 gg. si manifestava una eruzione erpetica a livello della prima branca del nervo trigemino sinistro. A tutto questo poi ,durante il periodo di degenza ospedaliera si sono aggiunti episodi critici caratterizzati da clonie agli arti molto severe per le quali si iniziava terapia antiepilettica.

Durante il giorno nostra madre era assistita da noi familiari e la notte da una assistente non sanitaria. Non era mai sola e lentamente ha smesso di collaborare. Avevamo di fronte una madre che non ci riconosceva più, non mangiava né beveva autonomamente. Perciò veniva nutrita tramite sondino, che lei regolarmente strappava.

La soluzione trovata dai medici che la curavano era quella di contenerla legandola, anziché tentare una blanda sedazione che potesse tranquillizzarla. Ci domandiamo se questi trattamenti facciano parte del giuramento di Ippocrate a cui i medici devono sottostare, sottolineando che in questo caso le cure hanno causato più sofferenze che benefici.

Molte volte, di comune accordo, abbiamo chiesto di sedarla e di accompagnarla senza sofferenza alla morte, che è poi sopraggiunta il 27/03/2020. Nostra madre è morta sola e legata ad un letto!!

La prognosi è stata infausta sin dall’inizio, sapevamo già che Nostra Madre sarebbe peggiorata di giorno in giorno senza speranza di un miglioramento, tanto è vero che la domenica del 02/02/2020 i medici ci comunicarono che probabilmente non sarebbe arrivata all’indomani.

Infinite volte abbiamo richiesto la sedazione perché fosse alleviata dell’evidente stato di sofferenza fisica, ma ci è stato risposto da professionisti indispettiti che non sono farmaci utilizzati abitualmente e che dopo sopraggiunti limiti di età non è comunque utile.

Ci siamo interrogati su quale sia il criterio scientifico di risposte simili che sembrano invece sottendere ad una “ignoranza” da parte del personale medico che non conosce le cure palliative. Una equipe medica dovrebbe adoperarsi per alleviare le sofferenze e dovrebbe astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione di cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati.

In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico, di comune accordo con i famigliari, che lo richiedono con insistenza, non può non ricorrere alla sedazione palliativa profonda.

Sono ravvisabili responsabilità di ogni genere, in primis deontologica ed etica. Per noi figli vedere la propria mamma battagliera, arrivata a 88 anni con dignità e vigore, vederla morire così è stato doloroso.

Siamo venuti anche a conoscenza della legge del 15 MARZO 2010, n.38. PERCHÉ NON È STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE? Mamma sarebbe morta probabilmente prima e senza dolore, con la dignità con cui è sempre vissuta.


da Giacomo Nucci
Fano






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-04-2020 alle 16:08 sul giornale del 08 aprile 2020 - 8668 letture

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