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In biblioteca la riedizione del libro I miei sette figli di Alcide Cervi

alcide cerci 2' di lettura Senigallia 13/01/2011 -

Sabato 15 gennaio, alle ore 10, nella sala delle conferenze della Biblioteca Comunale “Antonelliana”, verrà presentata la riedizione del libro “I miei sette figli” (ed. Einaudi), a cura di Renato Nicolai.



Interverranno l’Assessore comunale alla Cultura del Comune di Senigallia, Stefano Schiavoni; la Presidente dell’Istituto “Alcide Cervi” di Gattatico (RE), Rossella Cantoni; il responsabile del coordinamento culturale e della comunicazione dello stesso Istituto, Mirco Zanoni; e la responsabile del museo “Cervi”, Paola Varesi. La presentazione del libro, alla quale sono state invitate anche le scolaresche della città, sarà animata dalla lettura di alcuni passi a cura dell’attore senigalliese Mauro Pierfederici.

Il volume, come a molti sarà noto, è stato scritto da Alcide Cervi, padre dei sette fratelli uccisi a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943 dalle milizie della Repubblica di Salò. In queste pagine, pubblicate per la prima volta nel 1955, papà Cervi racconta le vicende dell’antifascismo e la nascita della Resistenza, a cui prende parte la sua famiglia. La lotta partigiana dei Cervi contro il regime si conclude però all’alba del 25 novembre ’43, quando i repubblichini arrestano gli uomini e bruciano la loro casa. Dopo un mese di torture, i sette fratelli vengono fucilati al poligono di tiro di Reggio Emilia. Il padre Alcide, detenuto in un altro carcere, riesce invece a salvarsi quando un bombardamento distrugge l’edificio in cui è rinchiuso. La storia dei sette fratelli non si è persa nel tempo proprio grazie ad Alcide, che ha trovato il coraggio di affidarla alla scrittura. Nasce così “I miei sette figli”, un libro che per la sua importanza storica e per il valore simbolico è stato stampato in migliaia di copie e tradotto in molte lingue.

Le sue pagine testimoniano, ancora una volta, come la scrittura svolga un ruolo di primaria importanza nella costruzione della memoria collettiva di un popolo. “Mi hanno sempre detto: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami – ha detto un giorno papà Cervi – e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta... ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-01-2011 alle 17:34 sul giornale del 14 gennaio 2011 - 577 letture

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