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Gruppo Partecipazione: stop al consumo di territorio

gruppo Partecipazione 3' di lettura Senigallia 10/09/2010 -

L’Italia è un paese meraviglioso, ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.



Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di auto riprodursi è sempre più vicino. Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie. Negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate (o si moltiplicheranno) ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali.

Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto. Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. I legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative. Sono quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita zero”, quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente. Senigallia ha dato e darà tanto (con i progetti già approvati e che prenderanno corpo di qui ai prossimi anni) in termini di cementificazione; pensiamo sia arrivato il momento di dire basta.

Il Gruppo Consiliare Partecipazione chiede quindi che il Consiglio Comunale di Senigallia approvi una Mozione (presentata il 6 settembre 2010 da Battisti, Mancini e Rebecchini) nella prossima seduta, con cui il Comune stesso si impegni formalmente e solennemente a non consumare più territorio nell’ambito del territorio di competenza. I perché sono questi:
1) Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci comunali.
2) Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l’attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.
3) Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.
4) Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile in quano il terreno e le piante che vi crescono catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.
5) Per senso di responsabilità verso le future generazioni.
6) Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme e rendere evidente una via alternativa all’attuale modello di società.


da Movimento e Gruppo Consiliare Partecipazione






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-09-2010 alle 12:09 sul giornale del 11 settembre 2010 - 623 letture

In questo articolo si parla di politica, Gruppo Consiliare Partecipazione, gruppo partecipazione

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