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Angeloni sull\'ex Enel: non strumentalizzare il dolore per ottenere visibilità politica

4' di lettura Senigallia 30/07/2009 - \"L’ampio dibattito che si è aperto in città in merito alla sussistenza o meno dei presupposti per la salvaguardia della ex colonia Unes come luogo legato al dramma della persecuzione degli ebrei durante il regime nazifascista, richiede all’Amministrazione Comunale di chiarire ulteriormente la propria posizione su questo argomento\".

I fatti, come è noto, sono i seguenti: il Consiglio Comunale ha approvato, coerentemente alle disposizioni del Piano Regolatore Generale, il piano d’area relativo al progetto di riqualificazione e ristrutturazione delle ex Colonie Marine.



Successivamente si è sviluppato un filone di ricerca ed un dibattito politico sul ruolo dell’edificio della ex colonia Unes come possibile sede di uno dei campi di concentramento per gli ebrei attivati in Italia dal dicembre 1943, subito dopo l’inasprimento delle misure repressive voluto dal regime nazifascista. Si trattava di un ambito di indagine nuovo, in merito al quale non si conoscevano contributi scientifici significativi e su cui in città non esisteva memoria storica. Come Amministrazione Comunale abbiamo sempre prestato la massima attenzione alla salvaguardia del patrimonio storico ed architettonico di Senigallia. Quando abbiamo programmato l’intervento di recupero urbanistico dell’ex Colonia Unes-Enel, lo abbiamo fatto confortati dal parere espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio delle Marche secondo il quale l’edificio in questione, viste le sue caratteristiche architettoniche ed alla luce della documentazione bibliografica acquisita, non rivestiva un interesse culturale sufficiente per la sottoposizione a tutela. Non solo.



Nei nostri interventi di riqualificazione, abbiamo sempre cercato di mantenere non soltanto gli edifici ma anche le storie a questi collegate, le vicende dei tanti senigalliesi che in quei luoghi avevano vissuto, lavorato, studiato. Lo abbiamo fatto attraverso i libri, i video, le iniziative con le quali abbiamo accompagnato gli interventi di recupero della Rotonda a Mare, della ex Gil, dell’ex Mattatoio. Lo abbiamo fatto creando una collana editoriale comunale, identità e memoria, nella quale sono stati pubblicati libri ( da quello di Wilma Durpetti, alle memorie di Ferruccio Ferroni fino al recentissimo volume dedicato al Sindaco Zavatti) che avevano proprio la funzione di raccontare gli anni bui della guerra, dall’occupazione nazista fino alla liberazione, proprio a partire dall’esperienza di alcuni nostri concittadini e dai riflessi che quegli eventi produssero nella nostra comunità locale. Alla luce di questo preciso orientamento, una volta preso atto di questo specifico ambito di ricerca riguardante l’ipotesi di un campo di concentramento nella ex colonia Unes e pur considerando che in questo caso l’intervento riguardava un bene di proprietà privata, abbiamo sentito il bisogno di saperne di più, di acquisire informazioni più dettagliate e complete.



E lo abbiamo fatto seguendo la via maestra, vale a dire consultando in modo approfondito l’Archivio Comunale , chiedendo notizie all’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche e coinvolgendo in questa opera di ricostruzione della memoria collettiva il comitato cittadino per le celebrazioni civili composto anche da testimoni diretti di quella stagione storica. In base agli elementi di conoscenza così acquisiti è emersa in modo documentato la presenza a partire dal dicembre 1943 nella ex colonia Unes di un luogo di concentramento gestito dal fascio nel quale erano internati un certo numero di persone (nella lettera del Podestà al questore datata 4 maggio 1944 si parla di 11 internati in totale di cui 7 ebrei e 4 slavi). Il personale addetto alla colonia era composto da 4 persone : una direttrice, due inservienti ed una cuoca. Certamente siamo in presenza di un quadro storico in divenire e ben vengano quindi apporti e contributi scientifici seri.



Per quanto ci riguarda abbiamo richiesto come Amministrazione Comunale all’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche di svolgere una ricerca storica che ci aiuti a far piena luce su quanto è realmente accaduto. Ma quello che è emerso finora, vale a dire l’esistenza comunque di un collegamento tra quel luogo e la repressione operata dal regime nazifascista ai danni degli ebrei, richiede a nostro parere che nell’area dell’ex Unes resti una traccia, attraverso un segno, un simbolo, un monumento, che richiamino alla memoria quel triste passato, come ho avuto modo di scrivere fin dallo scorso gennaio in risposta ad alcuni cittadini. E’ stata l’Amministrazione Comunale, in seguito al dibattito sviluppatosi in città, a rappresentare alla proprietà dell’area questa esigenza, in linea con lo spirito autenticamente democratico ed antifascista della città di Senigallia.



Ciò che non possiamo accettare è l’utilizzo di vicende così dolorose per costruire strategie di visibilità politica: questo sì che sarebbe il modo peggiore per tradire la memoria ed il commosso rispetto che si deve a tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia della Shoah.


da Luana Angeloni
Sindaco di Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-07-2009 alle 19:10 sul giornale del 30 luglio 2009 - 3208 letture

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